IL CASO
La cronaca degli ultimi giorni ha portato alla ribalta il caso del gruppo Facebook denominato “Mia moglie”, all’interno del quale gli utenti condividevano immagini intime delle proprie mogli, fidanzate, partner o comunque di donne ignare per mero diletto o per raccogliere likes e commenti.
In seguito al gran numero di segnalazioni pervenute alla Polizia Postale, il gruppo FB è stato chiuso, in quanto foto e video intimi di donne venivano condivisi senza consenso, diventando così oggetto di violenze e abusi.
Di certo non si tratta di un caso isolato e quindi riteniamo utile fornire alcune indicazioni sui rischi per chi partecipa a questi tipi di attività sul web e sulle forme di tutela per chi scopre di aver subito l’utilizzo distorto della propria immagine.
QUALI REATI E COSA SI RISCHIA?
La Polizia Postale, non appena riceverà i dati da Meta, avrà la possibilità di identificare i 32.000 iscritti al gruppo, coloro che hanno postato immagini e video senza consenso e valutare tutte le attività svolte nel gruppo e le relative responsabilità di fronte alla legge. Non è escluso che la stessa Polizia Postale contatti le vittime una volta identificate, quantomeno per informarle della possibilità di sporgere querela nei confronti dei responsabili.
L’articolo 615 bis del codice penale punisce le interferenze illecite nella vita privata con la reclusione da sei mesi a quattro anni, comminata a chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolgono nell’abitazione o nella privata dimora.
Inoltre, il revenge porn (art. 612 ter codice penale “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”) consiste nella condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite internet, senza il consenso delle persone ritratte. Non servono necessariamente immagini esplicite, anche foto in intimo diffuse senza consenso rientrano pienamente nel reato.
L’Italia è uno dei pochi paesi che punisce questo tipo di reato, grazie alla Legge del 19 luglio 2019, n. 69, meglio nota come “Codice Rosso”, che sanziona con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro chi diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, che sarebbero dovuti rimanere privati, ma anche chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video intimi riferiti ad un’altra persona, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva (anche cessata) o attraverso l’uso di strumenti informatici.
Infine, in determinati condizioni, la diffusione sul web di contenuti di questo tipo può configurare anche altri tipi di reato, come la diffamazione a mezzo web, lo stalking on line, il trattamento illecito di dati, ecc.
QUALI RIMEDI PER LE VITTIME?
In attesa che i social e le varie piattaforme on line vengano sottoposti a regole più restrittive relative alla circolazione di contenuti sessualmente espliciti non autorizzati e alla collaborazione anche in via preventiva con le autorità preposte, ecco alcuni consigli concreti per difendersi da questi reati e per non esserne responsabili o complici:
1) i reati descritti sopra sono punibili solo a querela della persona offesa (a meno che non si tratti di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza). Ciò implica che chi è vittima di queste condotte deve denunciare affinchè i responsabili vengano perseguiti penalmente.
Il termine per presentare la querela è di sei mesi da quando la vittima ha avuto notizia del reato avvenuto ai suoi danni.
All’esito di un processo civile o penale si potrebbe ottenere un risarcimento danni sia dal responsabile che dalla piattaforma su cui sono avvenuti gli illeciti.Conviene valutare con un Avvocato o con il Centro Antiviolenza se sussistono i presupposti per sporgere querela.
2) Se ricevi foto o immagini a contenuto sessualmente esplicito che riguardano altre persone, evita di essere complice di comportamenti illegali: non diffondere foto o video, non mettere like, non commentare. Cancellali e manda una segnalazione alla Polizia postale sul sito https://www.commissariatodips.it/
3) L’uso di profili falsi o di una rete virtuale privata che nasconde l’indirizzo IP del PC non garantisce l’anonimato: La Polizia Postale può risalire, con o senza la collaborazione di Meta, alla persona che commette reati utilizzando questi sistemi, fra l’altro si rischia di commettere l’ulteriore reato di sostituzione di persona.
4) Se ritieni che circolino sul web contenuti sessualmente espliciti che ti riguardano, puoi segnalarlo al Garante della Privacy seguendo questo link https://servizi.gpdp.it/diritti/s/revenge-porn-scelta-auth e chiedere l’eliminazione di video, foto o altri contenuti, che avverrà entro 48 ore. L’eventuale esito negativo della richiesta verrà comunque comunicato al segnalante.Questo strumento può essere utilizzato anche dai minori sopra i quattordici anni.
5) in ogni caso puoi chiamare in totale anonimato il numero unico anti-violenza 1522: è gratis, opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7 oppure puoi rivolgerti direttamente ad uno dei Centri Anti Violenza presenti sul territorio. Qui trovi l’elenco dei Centri Antiviolenza attivi in Puglia, dal sito della Procura della Repubblica di Bari

