Insulti al capo: è legittimo il licenziamento?

Spesso si rivolgono al nostro studio lavoratori raggiunti da provvedimenti disciplinari, sanzioni o addirittura da lettere di licenziamento, motivati dal fatto di aver rivolto offese a colleghi, responsabili o direttamente al datore di lavoro.

Il tema è tornato d’attualità in occasione dell’Ordinanza della Cassazione n. 21103 del 24 luglio 2025, che ha confermato il licenziamento per giusta causa di una psicologa per aver definito“leccaculo” il proprio responsabile durante una discussione sul piano ferie.

Oltre all’utilizzo di un aggettivo ritenuto dai Giudici “un insulto volgare e plateale”, gli elementi che hanno aggravato la posizione della lavoratrice, dipendente dell’Associazione Assistenza Spastici di Acireale sono stati: 1) la presenza nella stanza di un’altra collega, che avrebbe avuto l’effetto di trasformare l’offesa in un’umiliazione pubblica del superiore e 2) la sussistenza di un precedente disciplinare: la lavoratrice in passato era stata già raggiunta da una sanzione disciplinare per aver insultato il padre di un paziente. La Cassazione ha quindi ritenuto questo fatto sintomatico di una “inclinazione all’insulto e all’ingiuria“, con una certa facilità nel trascendere nei toni e nei termini usati.

Dunque è legittimo essere licenziati se si insulta il capo, a patto che l’offesa risulti di notevole gravità e vada a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario che deve legare lavoratore e datore di lavoro.

Il caso descritto rappresenta l’occasione per ribadire l’esistenza di una talvolta sottile linea di confine tra offesa illegittima, lesiva dell’onore e della reputazione del suo destinatario e legittimo diritto di critica, fondato sull’articolo 21 della Costituzione e sull’articolo 1 dello Statuto dei Lavoratori che garantiscono la libera espressione e manifestazione del proprio pensiero anche sul luogo di lavoro.

La critica, deve pur sempre rispettare la veridicità dei fatti e le modalità di espressione di opinioni e fatti devono avvenire in maniera moderata e misurata, in conformità ai consueti canoni di correttezza e civile rispetto della dignità altrui.

Torneremo sul rapporto tra offesa e critica con altri esempi, riferiti a casi analoghi a quelli trattati dal nostro Studio.

Intanto è importante sapere che in ogni caso il licenziamento ritenuto illegittimo può essere impugnato entro 60 giorni da quando il lavoratore ha ricevuto la comunicazione scritta.

Consultare un Avvocato del Lavoro può essere decisivo per valutare se il licenziamento è stato intimato secondo nel rispetto delle norme di legge, sia dal punto di vista formale che sostanziale, nonché per valutare le prove dei fatti ed eventualmente concordare una linea difensiva per farne dichiarare l’illegittimità, ottenendo la reintegra nel posto di lavoro oppure un indennizzo economico.

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