QUANDO UN REATO EXTRA-LAVORATIVO PORTA AL LICENZIAMENTO?

Si può essere licenziati per aver commesso un reato al di fuori del rapporto di lavoro?

Non sempre!

In linea di principio il lavoratore deve evitare comportamenti, anche nella vita privata, che possano compromettere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

Quali elementi valutare?

Tuttavia, perché una condotta extra-lavorativa integrante fattispecie di reato possa giustificare il licenziamento, deve essere provato dal datore di lavoro la sussistenza di un pregiudizio effettivo per l’azienda, ad esempio un danno di immagine.

Oppure il lavoratore deve essere accusato di un reato che lo renda incompatibile con le sue mansioni, pensiamo a chi maneggi denaro e abbia subito una condanna definitiva per furto, o a chi lavori a contatto con minori, dopo una condanna per reati di violenza.

Prima di intimare il licenziamento, il datore di lavoro deve quindi valutare il tipo di reato commesso, la sua gravità e se può collidere con le mansioni svolte o con l’immagine aziendale, arrecando un danno.

Occhio al contratto collettivo

Conviene anche in questo caso leggere attentamente il contratto collettivo, che potrebbe prevedere in modo esplicito la condanna definitiva per un reato commesso al di fuori dell’ambito lavorativo quale giusta causa di licenziamento.

Anche in questo caso però la valutazione spetta al datore di lavoro e la contestazione deve essere tempestiva, non arbitraria e deve tenere conto dell’effettivo impatto della condotta sul rapporto di lavoro, nonché il reale danno subito dall’azienda a causa di tale comportamento del dipendente.

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