Gli infortuni occorsi durante partite amatoriali o tornei su campi da calcio sono eventi frequenti e le spese sostenute per poter guarire possono essere costose: scivolate, urti contro retine, pali della luce oppure cadute dovute a manti sconnessi pongono una questione centrale:
è possibile chiedere un risarcimento economico al centro sportivo?
La risposta, nella maggior parte dei casi, passa dall’applicazione dell’art. 2051 del Codice civile, che disciplina la responsabilità per danni cagionati da cose in custodia.
Questa norma afferma che il “custode” dei campi da calcio è responsabile per i danni cagionati dalle cose su cui esercita il suo controllo e sulla quali non è stato effettuato alcun controllo in termini di sicurezza.
Nel caso degli impianti sportivi, la qualifica di “custode” può essere attribuita a diversi soggetti, ma in linea generale, il principale soggetto a cui sarà possibile rivolgere la richiesta di risarcimento del danno sarà il gestore dell’impianto sportivo, sia esso una persona fisica o una società, solitamente coperti da copertura assicurativa.
Infatti, rientrano nella sua sfera di responsabilità tutti i danni derivanti da difetti di manutenzione, progettazione o sicurezza della struttura sportiva che gestisce, ad esempio:
- assenza di protezioni su pali o lampioni a bordo campo;
- fondo di gioco irregolare o deteriorato;
- illuminazione insufficiente;
- reti o recinzioni pericolose, in quanto non adeguatamente ancorate al suolo;
- avvallamenti o dislivello del manto di gioco
Tra le ipotesi più frequenti in cui il centro sportivo può essere ritenuto responsabile rientrano, gli urti contro lampioni, pali o strutture metalliche prive di adeguate protezioni; le cadute causate da manto erboso o sintetico sconnesso, scivoloso o usurato; lesioni dovute a buche, avvallamenti o dislivelli del terreno di gioco; infortuni provocati da reti, recinzioni o panchine posizionate in modo pericoloso, ma anche i danni subiti negli spogliatoi o nelle aree comuni per carenze strutturali.
È allo stesso modo ovvio che, invece, il centro non potrà mai rispondere del danno derivante dal normale svolgimento del gioco, ovvero da contrasti, cadute fisiologiche e dinamiche tipiche del gioco del calcio.
Sotto il profilo probatorio, il calciatore infortunato è tenuto a dimostrare l’esistenza del danno subito, il nesso causale tra il danno e la cosa in custodia e il fatto che l’evento si sia verificato in occasione dell’utilizzo dell’impianto sportivo.
Tale prova può essere fornita attraverso la documentazione sanitaria, i referti medici e le visite specialistiche, nonché mediante una consulenza medico-legale.
Possono inoltre assumere rilievo probatorio i filmati dell’incontro, sempre più frequentemente disponibili nei centri sportivi e le testimonianze di compagni di squadra o di altri soggetti presenti al momento dell’infortunio. Spetta invece al gestore dell’impianto dimostrare l’eventuale sussistenza del caso fortuito, ossia di un fattore esterno, imprevedibile e inevitabile, idoneo a interrompere il nesso causale tra la cosa e il danno.
Come calcolare il danno?
Una volta accertata la responsabilità del centro sportivo, la quantificazione del danno risarcibile segue i criteri ordinari della responsabilità civile.
Il risarcimento può comprendere il danno biologico, inteso come la lesione, temporanea o permanente, dell’integrità psico-fisica del soggetto, che deve essere accertata tramite una consulenza medico-legale e liquidata secondo i parametri tabellari applicabili. A ciò si aggiunge il danno patrimoniale, costituito dalle spese mediche, farmacologiche e riabilitative sostenute per la guarigione, nonché l’eventuale lucro cessante qualora l’infortunio abbia inciso sulla capacità lavorativa o reddituale del danneggiato.
In conclusione
la presenza di strutture pericolose o non adeguatamente manutenute su un campo da calcio integra una situazione oggettiva di pericolosità idonea a fondare la responsabilità del gestore dell’impianto ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile.
Per i centri sportivi, la prevenzione passa attraverso una manutenzione costante e controlli periodici accurati, mentre per i giocatori, la tutela dei propri diritti richiede invece una corretta ricostruzione del nesso causale e una puntuale valutazione medico-legale del danno, così da consentire un equilibrato bilanciamento tra la naturale alea dell’attività sportiva e l’esigenza di garantire condizioni di sicurezza adeguate.

